" Muo e la vergine cinese" ovvero Un altro libro con il titolo tradotto male.

scritto da neronda il sabato, 11 agosto 2007,12:45
Infatti il titolo originale francese è " Le complexe de Di" che per altro ha molto più senso e dà tutta un' altra idea del libro.
Il romanzo, che ho testé finito di leggere, è dell' autore cinese ma ormai francesizzato Dai Sijie, che probabilemente conoscete già per " Balzac e la Piccola Sarta cinese".
Ecco a me questa cosa che ci devono mettere per forza l' aggettivo "cinese" nel titolo, nelle traduzioni italiane, sembra estremamente provinciale, come un modo per dire " Ehi, guardate, questo tale CINESE scrive cose CINESI su personaggi CINESI, che altro potrebbe fare un CINESE" . Magari sono io che interpreto male, però "Piccole donne" mica si chiama "Piccole donne AMERICANE" , e "Tre metri sopra il cielo" non è "Tre metri sopra il cielo ITALIANO"!!!!

Lasciando da parte futili plemiche passiamo a cosa ne penso io del LIBRO.
Allora: Muo è un personaggio assolutamente adorabile, con i suoi occhialoni a fondo di bottiglia con le stanghette deformate, la sua fede incrollabile nella psicanalisi, il suo amor cortese per Vulcano della Vecchia Luna, la bella compagna di scuola di vent' anni prima.
Muo è un quarantenne che preserva la verginità per il suo amore, e cerca di procacciare nel frattempo una vergine per corrompere il perverso giudice Di, da cui dipende la scarcerazione della sua amata.
Come nella tradizione cavalleresca, di cui questo libro riprende giocosamente alcuni "topoi" le gesta di Muo sono molteplici, e molteplici gli impedimenti e i colpi di scena, in un romanzo di viaggio/formazione che ricorda i grandi classici della tradizione cinese, come ad esempio il celeberrimo e monumentale "Viaggio in Occidente".
Muo però è un cavaliere sprovveduto, ingenuo, sfigato, bruttino, pavido, un Sancho Panza che per amore si trasforma in Don Chisciotte, e le sue avventure sono esilaranti e rocambolesche, anche se conservano, nella descrizione istantanea e lapidaria della Cina dei nostri giorni, un fondo di tristezza.

Quindi, conclusione, il libro mi è piaciuto moltissimo, molto di più del più celebre " Balzac e la piccola sarta cinese", e ve lo consiglio assolutamente.
Quello che amo di questo autore, e di questo libro, è il modo in cui vengono metabolizzati i topoi della cultura occidentale, assimilati e reimpastati con il retaggio culturale cinese, in un confronto di mentalità che è attuale e stimolante.
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"La svastica sul sole"

scritto da neronda il martedì, 03 luglio 2007,19:41
Lo so. Stamattina dovevo studiare e innaffiare le piante e pulire il bagno, per non parlare di quel libro che ho lasciato a metà sul comodino e di cui ho promesso di parlare qui e non lo sto facendo.
Il fatto è che ieri ho iniziato questo romanzo, "La svastica sul sole", di Philip K. Dick, e non sono riuscita a metterlo giù finché non l'ho finito.
In realtà Dick è un autore che sto scoprendo ora. Ho sempre avuto grossi pregiudizi nei confronti della cosiddetta "letteratura di genere", e soprattutto dei libri di "fanatascienza" con copertine pacchiane e dorate, come quasi tutti i libri di Dick di fatto sono.
Il fatto è che ho poi scoperto di essere davvero molto superficiale, in merito. Ho sentito reiteratamente parlare di Dick da più persone e io credo nelle coincidenze e nella sincronicità perciò....
Dunque ho letto "La svastica sul sole". Che è un libro inquietantissimo, e intrigante, che apre un sacco di interrogativi superesistenzali decisamente troppo pesanti per un giorno d'estate e d' ignavia come oggi è.
Poi lo sapete, a me piace immaginare "come sarebbe andata se...." e le realtà parallele, e una parte di me è convinta che tutte queste realtà possano coesistere parallelamente per l' appunto....

"La svastica sul sole" mette per l'appunto in scena questo tipo di tecnica, la cronotipia (credo si chiami così).
Descrive una realtà parallela in cui i nazisti hanno vinto la Seconda Guerra mondiale, e insieme ai Giapponesi si sono divisi il mondo.
L'Onu non esiste, l' America è una specie di colonia, genicidio e schiavitù sono tuttora in auge. Il Mediterraneo è stato prosciugato e trasformato in terre coltivabili, L'Italia è rimasta schierata coi nazisti però è comunque una potenza minore. Gli ebrei sono stati sterminati e i sopravvissuti vivono sotto falso nome. La popolazione africana viene utilizzata per esperimenti scientifici. I nazisti hanno in progetto di colonizzare Marte.Hitler è impazzito e rinchiuso in manicomio con la sifilide. Goebbels governa il mondo.

La panoramica storica è vista in soggettiva via via attraverso gli occhi di un gioielliere ebreo, un funzionario giapponese, una spia tedesca, un antiquario staunitense. Lo spessore di questi personaggi non è tanto psicologico quanto "tragico" nel senso che essi non sono tanto individui quanto "cavie" bidimensionali delle differenti reazioni umane a specifici dilemmi morali ed esistenziali. La personalità del singolo individuo è delineata per sommi capi, come, per l' appunto succede nelle tragedie classiche.
I personaggi vengono descritti nel loro relazionarsi con situazioni eticamente critiche, sono come una sorta di avatar che ti permette di immedesimarti nella finzione entrando tu stesso nel loro "cervello" e percependo il moro momento di crisi come tuo.

All' interno del libro ci sono due libri. Una sorta di mise en abime. I testi chiave nella realtà dei personaggi  sono due.
Il primo è il mio beneamato "I ching" l'oracolo cinese dei mutamenti, testo che nella realtà immaginata dallo scrittore è diventato una sorta di Bibbia per tutto il mondo civilizzato. Nessuno nel libro muove un passo senza consultare l'oracolo, ed è evidente che Dick conosce molto bene l' opera e il suo significato in ambito taoista, cosa che me lo rende molto gradito.

L'altro testo è un romanzo fittizio intitolato " La cavalletta ci opprime". E' una cronotipia, un romanzo in cui l'autore immagina un mondo in cui gli Stati uniti e gli alleati hanno sconfitto i nazisti. Un mondo utopico e migliore. (migliore anche del nostro, però). Un libro che mette in crisi le esistenze dei personaggi che lo leggono, che apre loro spiragli e inqueitanti interrogativi.

Questo gioco di specchi è il modo in cui l'autore ci getta delle domande. Sul nostro mondo. Sul male, sulla nostra capacità di sfuggirgli. Sul libero arbitrio. Sull'unicità, sul valore storico del patromonio culturale.
Domande a cui lui in effetti non dà risposte.
Ti restano lì, quando chiudi il libro, e sei sollevato di vivere nel mondo in cui vivi, che però non è quello inizialmente descritto come migliore nella "Cavalletta", senza essere quello apocalittico della "Svastica".
Un mondo in mezzo. Con ampi margini di miglioramento. In cui però almeno apparentemente non è il Male assoluto a detenere il potere.

" Teoria e pratica di ogni cosa" : il post.

scritto da neronda il lunedì, 21 maggio 2007,09:31
Adesso mi impegno a farlo, questo post. E' difficile scegliere da dove cominciare.
" Teoria e pratica di ogni cosa" è l'opera prima di una giovane (e belloccia) scrittrice statunitense, Marisha Pessl. ( il sito che ho linkato è quello del libro, è poco navigabile però davvero carino.... lo so non dovrei essere così frivola....).

Ovviamente si tratta di uno degli ennesimi titoli in inglese che non sono stati tradotti letteralmente e non si sa perché (è una cosa che non smetterò mai di chiedermi).
Il titolo originale è " Special topics in calamity phisics", però devo ammettere che quello che mi ha colpito nel vedere il libro sullo scaffale è stato:
a) la copertina
b) il titolo
Cioé due elementi assolutamente diversi dall'originale americano. La copertina originale non mi avrebbe tentato neanche un po', nonostante che io sia una che si racconta che i libri non si giudicano da quello

         


Se vogliamo essere frivoli fino in fondo la copertina viola si intonava col mio vestito e io sono una ragazza di un certo buon gusto, si sa.....

E non me non sono pentita, di averlo preso e di aver finito tutte le 700 pagine che comportava.
Si tratta del libro che avrei voluto scrivere io. E Blue Van der Meer, la protagonista, è più me di quanto non lo sia io stessa a volte....
Il romanzo non è ascrivibile a un genere specifico: principalmente si potrebbe dire un romanzo di formazione, ma anche un thriller, e anche un testo umoristico.
Quello che mi ha colpito è il modo in cui l'autrice è riuscita a creare una persona VIVA , una persona che mi sembrava reale più di quelli che mi circondavano.
La protagonista, Blue, è una adolescente statunitense che vive seguendo il padre docente universitario nel suo peregrinare per gli atenei. Questo tipo di vita ha impedito che lei potesse crearsi amicizie solide e di lunga data. Inoltre il padre fin da piccolissima la abitua a discutere di politica e di grandi classici della letteratura, facendo di lei una sorta di "enfant prodige", il che la porta a vedere con distacco e disinteresse i suoi coetanei e i loro stili di vita.
Gli amici di Blue sono di carta. Le storie cui fa riferimento sono romanzi o film d'epoca. I libri che ha letto sono il suo unico strumento di valutazione della realtà, le uniche pietre di paragone. Il tutto senza patetismo, o al contrario autocompiacimento. Blue si limita a narrare al sua storia utilizzando gli strumenti che conosce: riferimenti bibliografici (veri e fittizi) e supporti visivi. Il romanzo si dipana dunque come un saggio, in cui la protagonista associa ogni situazione occorsagli nel reale a saggi o romanzi che ha letto. I titoli dei capitoli sono tutti titoli di romanzi celebri, e voci di un elenco di "letture obbligatorie" stilato all'inizio del libro.
Quindi ad un personaggio assolutamente accattivante , la Pessl associa uno stile assolutamente innovativo, assimilabile forse solo alle opere narrative di Alain De Botton.
Inoltre un altro motivo per cui ho adorato questo libro è il suo periodare pieno di metafore e similitudini pirotecniche, senza tuttavia essere pesante o barocco.

Inoltre, in un' epoca  in cui il "destrutturalismo" letterario ha portato all'abbandono delle norme di costruzione narrativa in favore di forme di scrittura sperimentali e a volte poco professionali, sempre più simili a accozzaglie di flussi di coscienza assemblate con l'alibi della creatività, Pessl scrive un romanzo con una struttura. E va avanti per 700 pagine senza perdere di vista l'unitgà strutturale, quello che una determinata parte significa in rapporto al tutto e al disegno dell'opera che si è prefissa. Struttura non solida, non scolastica, non limitante, ma  utile a ricordarci quello che spesso dimentichiamo.
Scrivere è UN MESTIERE. Una disciplina. Con le sue leggi e la sua etica professionale e creativa.

Per tutti questi motivi, dallo stile alla forma all'affezione personale che provo per la protagonista a cui sento di assomigliare un po', e per l'impegno di una scrittrice che dedica anni della sua vita a concepire un libro di 700 pagine che non sia un thrillerone sbudelloso, per tutti questi motivi, dicevo, "Teoria e pratica di ogni cosa" è senz' altro uno dei libri di cui più ho invidiato l'autrice..... senza per questo smettere di promuoverlo.....
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" La storia del giogo d'oro".

scritto da neronda il venerdì, 13 aprile 2007,12:33
Chi l'ha detto che i protagonisti dei libri debbano essere sempre personaggi positivi o quantomeno simpatici?!
Proprio la mia ultima lettura mi ha fatto riflettere su questa cosa.
Il libro che ho appena finito si chiama "La storia del giogo d'oro".
L'autrice è una tale Zhang Ailing, bellissima shangaiese nata negli anni Venti e americana d'adozione, le cui opere sono state riscoperte di recente dopo l'oblio sotto Mao.
La protagonista di questo romanzo appartiene a quella categoria di personaggi cui l'autore non regala neanche un barlume di simpatia, forse perché vuole usarli come testimoni per una denuncia di qualche aspetto della società.
QiQiao, la protagonista della "Storia del giogo d'oro" è una insopportabile bisbetica. Di famiglia povera, sale la scala sociale sposando un ricco infermo, ma la convivenza col marito e con la di lui famiglia che la odia, la rende acida. Quindi la Qi Qiao  con cui abbiamo a che fare è solo la Qi Qiao perfida, cinica, manipolatrice, egoista e oppressiva post matrimoniale.
Il suo rodimento continuo è totalmente fine a sé stesso e non c'è mai un momento di dolcezza verso qualcuno, nonostante la sua attrazione per il cognato. Qi Qiao lavora alacremente per avvelenare la vita sua e dei figli, riuscendoci pienamente. Muore sola, oppiomane e invisa a tutti, anche al lettore.

Perciò ho iniziato a farmi domande sui romanzi incentrati su personaggi antipatici, stupidi, diseducativi.
Il romanzo di Zhang per me è ben scritto, ed efficace nel descrivere il personaggio accostando una serie di piccoli episodi esemplificativi senza una trama ben precisa. All'inizio la nostra eroina ci è presentata attraverso le chiacchiere delle domestiche con una prospettiva strananiante sempre valida.
Quindi secondo me è un buon romanzo. Ma non mi lascia identificare con nessun personaggio, non dà voce a qualcosa che vorrei essere io a dire, non mi regala citazioni da coccolare. E tuttavia è ben scritto.
Ci sono quindi opere letterarie la cui qualità va a prescindere dalla loro capacità di creare una risonanza nel lettore, di suscitare la sua affezione o solidarietà o identificazione. Opere letterarie che sono esercizi di stile sull' antipatia. E questo non sminuisce il loro valore.

Mi è capitato raramente di incontrare protagonisti così avulsi da ogni tipo di solidarietà umana. Spesso l'autore scivola e ci butta dentro qualche pizzico di pietismo, o qualche battuta divertente che ce lo rende subito simpatico. Il protagonista de " La versione di Barney", di Mordechai Richler, ad esempio è un finto antipatico. Alla fine del libro, con il suo alcolismo e il suo Alzheimer, ti vien voglia di fargli le coccole.
Il tontolone irresoluto di " Indecision", con cui vi ho già scocciato a sufficienza, è un mero strumento per l'esposizione di una collana di aforismi senza dubbio validi.

Forse che il personaggio antipatico si presta meglio per stigmatizzare le falle sociali?! Non a caso la Qi Qiao di Zhang mi ricorda molto, in alcuni suoi tratti, la sensazione di gelo che mi lasciavano alcuni personaggi di Verga, del tutto privi di lati positivi, semplici "tipi sociali". Il suo attaccamento alla "roba" ad esempio, la assimila a una sorta di don Mazzarò shangaiese in gonnella. E tuttavia risulta molto efficace nell'esemplificazione dei danni di un matrimonio senza amore, di una società che opprime la donna in una gabbia dorata facendo marcire tutto quello di buono che, ci viene accennato, una volta c'era.

Attualmente.

scritto da neronda il martedì, 03 aprile 2007,17:39
Attualmente sto leggendo:

" La sicurezza degli oggetti" di A.M. Homes.
" Il fotoromanzo" di Anna Bravo
" Storia delle altre" di Elizabeth Abbott

e non sono ancora arrivata a un punto utile in nessuno di questi per poter dare commenti di qualche senso, però ho deciso comunque di annotarmi cosa sto leggendo perchè uno degli scopi di questo blog è ricordarmi le cose che ho letto, oltre che naturalmente scambiare feed- back con altri.... non sono tra l'altro sicura che questo leggere mille cose contemporaneamente sia proficuo sotto qualche aspetto, forse no, però, sopreattutto con i saggi mi riesce più facile cambiare argomento spesso anzichè concentrarmi su uno e finirlo....
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"Ludmila in fuga".

scritto da neronda il sabato, 31 marzo 2007,12:51
Una coppia di gemelli siamesi divisi dopo trent'anni e scaraventati nel mondo, con la maturità di preadolescenti. Una bellissima birthday girl in fuga da un paese in guerra tramite un sito di spose russe. Sangue. E uno stile incredibile, a tratti epico.
Il romanzo non mi ha fatto impazzire, troppa azione e violenza per i miei gusti, però lo stile di scrittura dell'autore, le voci dei personaggi (soprattutto lo stile pungentemente ironico degli ubli) connotato con maestria.
Verso il finale però il mio entusiasmo è andato scemando. Troppo pulp per i miei gusti, ma comunque val la pena di essere menzionato. Magari a qualcuno di voi piace di più....

" Ludmila in fuga" ( Ludmila's broken English), DBR Pierre, Einaudi Stile libero.
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"Under the skin".

scritto da neronda il domenica, 25 marzo 2007,12:32

Appena finito. Quando ho scritto il post su " Il petalo cremisi è il bianco" qualcuno tra di voi mi ha consigliato di dare un'occhiata ad un altro libro di Michael Fabre, " Under the skin", e ho appena finito di leggerlo.

Il libro in questione non mi è dispiaciuto. Non credo lo comprerei, nè credo lo rileggerò, però nel mentre, durante la lettura, mi prendeva molto tantopiù che l'ho letto in due giorni ( anche perchè è moolto meno lungo del "Petalo").

Sicuramente si resta spiazzati dal cambiamenti di registro. l' autore è assurto alla celebrità con un romanzo vittoriano rivisitato con un'ottica contemporanea, ma pur sempre vittoriano. Lo vediamo qui cimentarsi con tutt'altro genere, la fanascienza " filosofica". Quel tipo di fantascienza che usa lo straniamento dovuto all'ambientazione fantastica o al punto di vista in soggettiva degli alieni per sottolineare incongruenze della nostra società. In questo caso il mangiare altri animali. La protagonista del libro è infatti una cacciatrice aliena di umani da macello, dato che sul suo pianeta sono una pietanza da buiongustai.

Il modo in cui viene descritta la loro cattura ( raccoglie autostoppisti e finge di sedurli)  detto così sembra un clichè dei peggiori fumetti trash, ma il suo stile è molto speciale.

Infatti è privo di un stile distinto, e si adatta così perfettamente al registro "tecnico" di ogni genere letterario. Secondo me è un pregio. Non sempre una "voce" troppo distinta è sintomo di qualità. a me il mimetismo di Faber piace anche se mi spiazza....

E poi mi ha quasi convinta a diventare vegetariana....

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Cosa leggo quando non posto.

scritto da neronda il domenica, 18 marzo 2007,10:21

Il fatto che io non recensisca spesso non vuol dire che io non ingoi un quantitativo esagerato di libri. Io sto quasi sempre leggendo, durante la maggior parte delle attività della giornata (mangiare, andare all''università in treno, e persino lavorare) quindi alla fine ho letto e leggo, più o meno approfinditamente, un sacco di libri, anche in contemporanea.

Attualmente leggo:

" Ed Wood - Hollywood spazzatura" di R. Grey

" Strategie del senso in Cina e in Grecia" di F. Jullien

Ho appena finito:

"Tu non c'entri" di Letizia Muratori

"La regina Lucia" di E. F. Benson.

Il motivo per cui non commento questi due è che mi hanno lasciato indifferente, ma cerco di finire un libro comunque, perchè a volte riservano sorprese dopo un pò....

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Il controverso " Indecision".

scritto da neronda il venerdì, 16 marzo 2007,10:50

Ho appena finito di leggere QUESTO LIBRO . " INDECISION" di tale Benjamin Kunkel. Libro di cui in effetti non ho finora sentito parlare in termini entusiastici. In effetti il sito che ho linkato è un pò bruttino nei suoi toni sensazionalisitici e nel suo rispolverare il clichè del romanzo di formazione.

Il fatto è che l'espressione "romanzo di formazione", per quanto irritante possa essere, è il nome di una categoria di romanzi. Pertanto è utile nel descrivere un romanzo per dare dritte sul tipo di storia che racconta. Se un romanzo racconta l'evoluzione di una persona e la sua presa di coscienza in seguito a una serie di fatti più o meno concreti ed interessanti, E' un romanzo di formazione. Poi i romanzi di formazione possono non piacere. Possono essercene un sacco, decisamente troppi, concordo.

O forse più semplicemente, come la pornografia prolifera sull'esigenza di pornografia, il romanzo di formazione prolifera sull'esigenza da parte del pubblico del romanzo di formazione. Viviamo nell'epoca della "formazione permanente". E forse c'è grande richiesta di manufatti artigianal-artistici che riflettano questa sensazione.

Detto questo, il libro racconta la storia di un indeciso cronico. Un né-carne-né pesce come oggi ce ne sono tanti. E la finzione crea dal nulla l'espediente magico:  la pozione/ farmaco per curare l'indecisione. Il romanzo racconta le conseguenze dell'assunzione di questa componente nella vita del rpotagonista.

La storia è banale. Incredibilmente banale. Il protagonista è il tipico antieroe post-moderno privo di qualità, banale carne da call center. Il finale è buonista e scontato, con la storia d'amore e la conversione ai "veri valori"....

MA

Per me il libro E' DAVVERO scritto bene. Piacevole da leggere e pieno di spunti di riflessione. E leggendolo ho avuto la sensazione che la storia, di fatto noiosa e banaluccia, non fosse che un espediente per veicolare una sorta di "summa filosofica" del disorientato postadolescente postmoderno (post..... post....).

Insomma, una raccolta di aforismi travestita da romanzo. E gli aforismi mi sono piaciuto. Li ho trovati rappresentativi per davvero.

Alcuni esempi:

" La distinzione tra naturale e artificiale - ossia se questo sia il tuo cervello oppure il tuo cervello sotto l'effetto di sostanze chimiche - finirà sicuramente per essere considerata una superstizione del XX secolo. E' l'ultimo strascico del vecchio concetto religioso di "anima". (pag. 116)

" Non c'è preparazione peggiore all'età adulta che essere stato un bambino. Sei un bambino e diventi esprtissimo in questo e ti dimentichi completamente il tempo."

" Pensare a qualcosa è molto vicino ad immaginarlo in un altro modo" (pag. 219)

Ecco tutto. E quanto al fatto che l'autore è davvero scopabile e ha messo sul retro di copertina una foto in cui lo sembra ancora di più, beh, è una vita che donne belle e intelligenti si servono della prima qualità per veicolare la seconda, e non vedo perchè non possa farlo anche qualche uomo carino....

Libri che non ho finito di leggere

scritto da neronda il giovedì, 01 marzo 2007,10:19

Visto che sono troppo presa da questo benedetto esame e non riesco a leggere nulla seriamente, ma voglio tuttavia postare qualcosa per non trascurare i miei pochi ma meritevoli lettori, scriverò un post sui libri che non sono riuscita a finire.

Premesso che in genere cerco di finirli per poter dire "mi fa schifo" con cognizione o sorprendermi del contrario, ce ne sono alcuni che hanno fiaccato la mia resistenza. Finiteli voi se ce la fate, poi mi dite....

1) " Ulisse" di J Joyce. Lo so,è un grande classico e tanti stravedono per questo testo, però io non ce l'ho fatta.... e mi spiace perchè l'idea mi intriga, il fatto che da una sola giornata in una vita di qualcuno si possano tirar fuori tipo mille pagine. Comunque non è la lunghezza che mi ha spaventato, ma temo che il protagonista non mi si apiù di tanto simpatico.

2) "Clarissa" di S. Richardson.  La lunghezza è faraonica (ma come vi ho già detto adoro i libri lunghi), e del tutto ingiustificata, secondo me, perchè sono arrivata a pagina 150 e non era successo ancora nulla. Aggiugiamo che lei è una perfettina insopportabile. Volevo leggerlo perchè alla fine so già già che irretisce il suo padrone e si fa sposare, e mi interessava capire come aveva fatto, ma la sua pedanza e prolissità (esiste?!) mi ha stremato.

3) " Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire" della beneamata (!!) Melissa P. Qui la lunghezza non c'entra, e neanceh il genere, adoro i romanzi erotici. Ho provato a leggerlo perchè era impossibile non notare che è un fenomeno di costume, visto che da me in biblio ne abbiamo sei  copie e non ce ne è mai una dentro. L'interesse antropologico èperò stato sopraffatto dall'assoluta mancanza di una trama e dalla ridicolaggine implicata dal voler fingere che ce ne sia una. Sul genere allora meglio " Ho goduto" della francese Sarah, più diretto e allo stesso tempo più intelligente (un pochino....).

4) Non poteva mancare.... "La recherche du temps perdu", Alla ricerca del tempo perduto.... a ricominciarlo tutte le volte che mi interrompo.... Trovo che Proust sia geniale, e il malloppone mi è stato regalato per i diciotto anni per cui quando l'avrò finito  potrò sentirmi davvero maggiorenne.... ciò non toglie che mi sembra un pò una fatica di Sisifo....ho letto i primi ttre volumi, e non mi sono dispiaciuti, però tutte le volte che mi interrompo devo ricominciare!!!! Sull'argomento, bellissimo il libro di Alain De Bottont " Comme miProust peut changer votre vie", "Come Proust può cambiarvi la vita".

Mi sento molto in colpa per non aver finito questi libri, so che ( con l'eccezione di melissa p.) lasciano delle lacune nella mia cultura.... se qualcuno di voi ce l'ha fatta, può dirmi come?!

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